Tempo di gioco equo: regole in Italia e all'estero

Molti allenatori non hanno mai letto cosa dice la propria federazione sul tempo di gioco. È normale: spesso le indicazioni sono sparse tra regolamenti, vademecum e norme locali. Questa guida parte dall'Italia, dove la FIGC/SGS dà un riferimento chiaro per Pulcini ed Esordienti, e confronta quel modello con alcune impostazioni usate all'estero.

Un ufficio federale con raccoglitori di regolamenti, un libro delle regole aperto con sezioni evidenziate, il taccuino di un allenatore, un portatile e una maglia, con il campo visibile dalla finestra.

Molte federazioni e leghe di calcio giovanile hanno scritto qualcosa su come i bambini devono partecipare nelle categorie di base. Alcune lo mettono in norme che incidono ogni fine settimana sulle scelte dell'allenatore. Altre lo lasciano in raccomandazioni dentro vademecum per i tecnici, non sempre facili da trovare. Alcune si fermano a un principio, senza spiegare come si controlla partita per partita. E poche tacciono: nulla di scritto, la linea è quella che decidi tu.

In Italia la regola è insolitamente esplicita, e questo articolo la prende come punto di riferimento. Per ogni altro Paese trovi il confronto: cosa cambia rispetto al modello italiano, e cosa ti resta da gestire da solo a bordo campo. Sapere cosa si aspetta la tua federazione cambia il modo in cui alleni, e cambia anche le conversazioni con le famiglie, con la dirigenza del club e con gli altri allenatori. "Questo è ciò che chiede la competizione" calma la discussione più di "questo è ciò che preferisco io".

I tre modelli

Confrontando abbastanza regolamenti, emerge uno schema. Le federazioni affrontano il tempo di gioco in uno di questi tre modi.

Lo decide la struttura. La garanzia è integrata nel formato. Tempi brevi al posto di due tempi lunghi. Convocazioni pensate perché tutti abbiano minuti. Durate dei tempi che distribuiscono i minuti in modo naturale. La federazione non scrive "ogni bambino deve giocare X minuti": disegna la partita in modo che, nella pratica, tutti finiscano per stare in campo un tempo significativo. È il modello a cui appartiene l'Italia.

Un minimo di minuti. Una percentuale esplicita. Ogni giocatore gioca almeno la metà della partita, o almeno un quarto. La cifra a volte è nazionale, più spesso la pone la federazione territoriale o la lega stessa. Il controllo varia, ma il minimo è messo nero su bianco.

Solo un principio. Una filosofia senza numero. "Tutti i bambini giocano". "Il calcio è per tutti". La federazione enuncia il valore e si affida ad allenatori e club per metterlo in pratica.

Il modello conta perché ti dice di quali strumenti hai bisogno. Dove lo decide la struttura, è il formato a fare quasi tutto il lavoro. Dove c'è un minimo di minuti, devi tenere il conto. Dove c'è solo un principio, ti serve un piano tuo perché la distribuzione dei minuti non dipenda dalla memoria o dal momento.

Quando lo decide la struttura

Italia, FIGC e Settore Giovanile e Scolastico

In Italia il calcio di base è regolato a livello nazionale in modo più centralizzato che in molti altri Paesi. Il Settore Giovanile e Scolastico (SGS) della Federazione Italiana Giuoco Calcio pubblica ogni stagione un quadro nazionale per l'attività di base, con modalità diverse per Piccoli Amici, Primi Calci, Pulcini (U10/U11) ed Esordienti (U12/U13). Nei Pulcini e negli Esordienti, il riferimento sul tempo di gioco è particolarmente chiaro.

Il riferimento più forte sta proprio qui. Nelle categorie Pulcini ed Esordienti la gara si gioca in tre tempi (15 minuti l'uno per i Pulcini, 20 per gli Esordienti), e il regolamento SGS è diretto sul tempo di gioco e sulle sostituzioni. Il testo recita:

tutti i partecipanti iscritti nella lista devono giocare almeno un tempo dei primi due; pertanto al termine del primo tempo, vanno effettuate obbligatoriamente tutte le sostituzioni ed i nuovi entrati non possono più essere sostituiti fino al termine del secondo tempo, tranne che per validi motivi di salute [...]; nel terzo tempo le sostituzioni possono essere effettuate anche con la procedura cosiddetta "volante", assicurando così ad ogni bambino in elenco una presenza in gara quanto più ampia possibile.

In pratica: tutti gli iscritti in lista devono giocare almeno un tempo dei primi due, al termine del primo tempo si effettuano obbligatoriamente le sostituzioni e i nuovi entrati non possono uscire fino alla fine del secondo, salvo motivi di salute, mentre nel terzo tempo si apre la "volante", cioè le sostituzioni libere.

Nota come funziona la garanzia. La FIGC non scrive "il 50 per cento" da nessuna parte. È la struttura a produrre il risultato: con tre tempi e l'obbligo di far giocare ogni bambino almeno un tempo intero dei primi due, un allenatore in Italia non può lasciare un giocatore in panchina per tutta la prima parte. La rotazione avviene tra un tempo e l'altro, non al loro interno, e ogni bambino in lista entra in campo davvero prima che si arrivi alla fase delle sostituzioni libere.

È una delle garanzie di partecipazione più chiare tra quelle esaminate. Nella pratica, però, conviene sempre verificare le indicazioni della categoria, del comitato e della competizione. È anche il metro con cui, nel resto di questa guida, leggiamo gli altri Paesi.

Svezia, SvFF

La Federazione Svedese di Calcio divide ogni partita per le categorie dai 6 ai 12 anni in tre tempi uguali, non in due tempi lunghi. Come in Italia, è la struttura a fare il lavoro. L'orientamento ufficiale è diretto:

De tre perioderna kan även användas till att göra byten och därmed låta alla spelare spela minst två tredjedelar av speltiden.

In altre parole: i tre tempi possono essere usati per i cambi, così che ogni giocatore giochi almeno due terzi della partita. Circa il 67 per cento. È importante notare che la SvFF non scrive questa percentuale come regola: è una possibilità resa naturale dal formato a tre tempi. A differenza dell'Italia, poi, la SvFF non lega l'obbligo a "un tempo intero per ciascuno": la spinta arriva dal formato e dalle dimensioni della rosa raccomandate, non da una regola sulla lista dei giocatori. Le domande e risposte sulle spelformer della SvFF spiegano come usare i tre tempi per i cambi.

Nel distretto di Stoccolma, il Föreningscertifikatet (la certificazione dei club) aggiunge una Spel- och Startgaranti: la garanzia di gioco prevede che ogni giocatore convocato giochi almeno metà partita, mentre la garanzia di titolarità punta a far partire i bambini da titolari con regolarità. È un riferimento di club a livello locale, non un obbligo nazionale come quello italiano.

Il senso dei tre tempi è lo stesso che in Italia: le pause tra un tempo e l'altro offrono momenti naturali per ruotare, senza interrompere un bambino a metà azione. È la struttura, non una regola di percentuale, a tirare verso il "giocano tutti".

Norvegia, NFF

La Federazione Norvegese di Calcio (NFF) fissa un principio nazionale, formulato con parole nette: «I barnefotballen skal alle spillere spille tilnærmet like mye», cioè nel calcio dei bambini tutti i giocatori devono giocare più o meno lo stesso tempo. Il verbo «skal» (devono) rende l'aspettativa vincolante, anche se la NFF non scrive nessuna percentuale né un conteggio di minuti. Il formato di gioco è obbligatorio; sul tempo di gioco resta una linea guida chiara, ma senza una soglia numerica. Le linee guida NFF per le classi 10-11 anni riportano il principio.

Coerente con questa impostazione, nel calcio dei bambini è vietata ogni forma di selezione orientata al risultato (toppning). A differenza dell'Italia, però, non c'è un obbligo nazionale di far giocare ciascuno un tempo intero: il formato regge la struttura, il tempo di gioco resta un'aspettativa esplicita.

Danimarca, DBU

La Federazione Danese di Calcio ha costruito la propria filosofia di base attorno a un principio: Lige meget spilletid, lo stesso tempo di gioco per tutti dentro la singola partita. Lo dice esplicitamente la raccomandazione DBU sul tempo di gioco uguale per tutti i bambini, parte della strategia per il calcio dei bambini del 2021, che ha sostituito il vecchio principio Halvdelen Af Kampene (HAK).

È una raccomandazione (rettesnor), non un obbligo di gara né un minimo nazionale di minuti. Con i formati ridotti (3, 5 e 8 giocatori circa per le età sotto i 12 anni), tempi brevi e cambi continui, ruotare è facile, ma è comunque l'allenatore a distribuire il tempo. La DBU affianca al tempo di gioco un secondo asse: il diritto di essere convocati alle partite, non solo i minuti dentro una partita. A differenza dell'Italia, manca un obbligo scritto sulla lista di gara: sono il formato e la cultura, insieme, a reggere la promessa.

Quando c'è un minimo di minuti

Inghilterra, The FA

La Football Association, attraverso England Football, presenta l'equal playing time come un principio forte per il calcio di base, soprattutto nelle età più giovani. Non è però la stessa cosa di una regola nazionale unica con una percentuale obbligatoria per tutte le leghe: qui sta la prima differenza con l'Italia, dove l'obbligo del tempo intero è scritto nel regolamento SGS.

In Inghilterra il minimo compare a livello locale. Molte associazioni di contea e leghe di base fissano propri requisiti di tempo di gioco, e diverse applicano un minimo per giocatore: si vedono spesso valori intorno alla metà della partita, altrove a un quarto, ma le cifre esatte variano da una lega all'altra. Perciò, a differenza del modello italiano uniforme su tutto il territorio, due club inglesi a poca distanza possono giocare con garanzie diverse.

L'accreditamento dei club della FA include impegni verso un allenamento orientato allo sviluppo e un tempo di gioco significativo per ogni bambino. La filosofia nazionale è chiara, ma il numero, quando c'è, lo mette la realtà locale.

Stati Uniti, US Soccer

La Player Development Initiative di US Soccer fissa gli standard di formato dall'U6 fino all'U12 (dimensioni del campo, numero di giocatori, regole come la build-out line). Non esiste una percentuale nazionale di US Soccer per il tempo di gioco: quella scelta resta alle federazioni statali. Anche qui, a differenza dell'Italia, manca un obbligo nazionale unico.

A riempire il vuoto sono organizzazioni e leghe. AYSO, con la sua filosofia "Everyone Plays", è esplicita: "Every player on every team must play at least 50 percent of every game." Tradotto: ogni giocatore di ogni squadra deve giocare almeno il 50 per cento di ogni partita. È una regola dell'organizzazione AYSO, non una norma nazionale di US Soccer.

Negli Stati Uniti, quindi, il 50% è una soglia diffusa in molti contesti giovanili, ma non va presentato come un'unica regola nazionale: US Soccer fissa solo gli standard di formato, mentre realtà come AYSO lo rendono una regola esplicita. Lo spirito resta vicino alla garanzia italiana, anche se espresso in percentuale anziché in tempi interi.

Portogallo, FPF

La Federazione Portoghese di Calcio (FPF) definisce gli escalões (le categorie di età) e stabilisce che i più piccoli (Petiz, Traquinas, Benjamins, dai sub-7 ai sub-11 circa) giochino solo in attività non competitive, incontri senza classifica. Questo, però, non crea una regola nazionale sul minimo di minuti per giocatore: lo si legge nel regolamento FPF per le categorie giovanili.

Le regole concrete (durata, rosa, sostituzioni) le fissano le associazioni distrettuali e le competizioni stesse, come avviene con le associazioni di contea in Inghilterra. Per esempio, il regolamento Futebol de 7 sub-10/sub-11 dell'AF Porto per il 2025/26 consente sostituzioni illimitate e il rientro in campo, ma non fissa un tempo minimo individuale di gioco. Rispetto all'Italia, dove l'obbligo del tempo intero è scritto nel regolamento SGS, in Portogallo conviene verificare il regolamento della competizione o dell'associazione distrettuale.

Quando c'è solo un principio

Paesi Bassi, KNVB

La Reale Federazione Olandese di Calcio (KNVB) concentra il modello dei più piccoli su formati ridotti, regole adattate, divertimento e sviluppo: si impara attraverso il gioco, per esempio nel 6 contro 6 delle categorie più giovani. Nei documenti consultati non abbiamo trovato un minimo nazionale di minuti per giocatore paragonabile alla regola italiana: l'aspettativa passa dalla formazione degli allenatori e dalla cultura del club più che dal regolamento.

Alcuni distretti locali introducono proprie regole di partecipazione, ma il quadro non è uniforme in tutto il Paese.

UEFA

I programmi di calcio di base e l'iniziativa Football in Schools della UEFA promuovono il principio che ogni bambino debba giocare. La Grassroots Charter incoraggia le federazioni nazionali ad assicurare una partecipazione significativa per tutti i bambini. La UEFA non vincola le federazioni membro a una percentuale: enuncia il principio e delega l'attuazione. Un Paese come l'Italia mostra una delle forme più concrete di quel principio.

Brasile, CBF

Nei documenti CBF consultati non abbiamo trovato una regola nazionale chiara sul tempo minimo di gioco nelle categorie di base. In Brasile molte regole pratiche possono dipendere da competizioni, stati, federazioni locali o tornei specifici. Per un allenatore, quindi, il punto resta lo stesso: lontano dall'obbligo italiano del tempo intero, conviene verificare il regolamento locale e avere comunque un piano per distribuire i minuti in modo equo.

Francia, FFF

La Federazione Francese di Calcio mette l'accento sulla partecipazione e sullo sviluppo nel suo foot d'animation per i più piccoli, dove gli allenatori sono chiamati éducateurs. La FFF parla di «même temps de jeu pour tous», cioè lo stesso tempo di gioco per tutti, e fissa durate massime brevi per fascia d'età (per esempio U7 fino a 40 minuti, U9 fino a 50). Per i formati ridotti delle categorie più grandi, diversi regolamenti di district indicano grosso modo almeno metà del tempo di gioco a giocatore, a volte con l'idea che «ogni bambino inizia un tempo»: è un orientamento distrettuale, non un'unica regola nazionale. La pagina FFF sul foot d'animation U6-U13 riassume l'impostazione. Rispetto al regolamento SGS italiano, l'impegno francese è espresso più come principio formativo che come norma unica sui tempi.

E se la tua lega non ha regole?

Molte leghe locali e scuole calcio non hanno regole scritte sul tempo di gioco. In quel caso, sei tu a stabilire lo standard.

Una regola semplice che puoi adottare, ispirata al principio italiano del "giocano tutti":

  1. Ogni giocatore gioca almeno la metà di ogni partita.
  2. Il tempo da portiere si conta a parte rispetto al tempo da giocatore di movimento.
  3. Il tempo di gioco si segue lungo tutta la stagione, non solo dentro una singola partita.
  4. La rotazione si prepara prima della partita e si comunica a bambini e famiglie.

Non serve che la tua federazione scriva tutto perché tu possa avere una regola chiara. Se la tua lega non la richiede, falla tua per la squadra. E tieni a mente il secondo fattore che quasi tutti i regolamenti trascurano: se ogni bambino viene convocato alle partite nel corso della stagione, non solo quanto gioca una volta scelto.

Un bambino che riceve un tempo equo quando gioca, ma resta fuori una partita su tre, rimane comunque indietro. Tempo di gioco equo e convocazione equa sono due problemi distinti, e la maggior parte delle federazioni nomina solo il primo. Anche la regola italiana, per quanto chiara sui tempi, riguarda chi è già in lista, non chi viene convocato.

La tendenza è chiara

In molti sistemi di calcio di base la direzione sembra la stessa. Più tempo di gioco nelle età più giovani. Meno selezione precoce. Formati più piccoli pensati perché tutti giochino. Lo sviluppo prima dei risultati fino ai 12 anni.

Alcuni Paesi sono più avanti di altri. In ciò che abbiamo esaminato, la tendenza generale va in quella direzione. L'Italia applica una regola ferma dentro il formato, con l'obbligo del tempo intero. La Svezia integra la garanzia nei suoi tre tempi. L'Inghilterra lascia il minimo alle leghe locali. Gli Stati Uniti funzionano stato per stato e lega per lega. Paesi Bassi e UEFA fissano il principio e si affidano al sistema perché lo realizzi.

Come allenatore di base, dando priorità al tempo di gioco equo non vai controcorrente: lavori nella stessa direzione di molte indicazioni del calcio giovanile, e in linea con la regola che l'Italia ha già messo nero su bianco. Per capire perché questa priorità pesa più del risultato a questa età, leggi perché il tempo di gioco equo conta più del vincere tra i 5 e i 12 anni.

Ultimo aggiornamento: giugno 2026. I regolamenti sul tempo di gioco cambiano da una stagione all'altra e da una federazione all'altra; verifica sempre la normativa in vigore nella tua competizione.